CONSAPEVOLEZZA: Mi dicono spesso: "CON IL LAVORO CHE FAI NON RESTERAI MAI SENZA LAVORO!" Ne siamo sicuri?

18.06.2026

«Con il lavoro che fai non resterai mai senza lavoro». Davvero?

Ogni volta che qualcuno mi chiede che lavoro faccio e spiego che mi occupo di gestione dello stress, crescita personale, relazioni e consapevolezza, la reazione è quasi sempre la stessa:

"Che bello!"

"Che lavoro utile!"

"Con tutto lo stress che c'è in giro, non resterai mai senza lavoro!"

E ogni volta sorrido. Perché, paradossalmente, proprio questa affermazione racchiude una delle principali difficoltà del mio lavoro. È vero: il bisogno esiste. Anzi, oserei dire che è enorme. Viviamo in una società in cui molte persone sono stressate, ansiose, confuse, stanche o insoddisfatte. Molte faticano a comunicare in modo efficace, vivono conflitti familiari, di coppia o professionali e attraversano momenti di cambiamento sentendosi perse, disorientate o semplicemente lontane da se stesse. Eppure tutto questo non si traduce automaticamente nella richiesta di un aiuto. Perché il mio lavoro non si basa sul bisogno. Si basa sulla consapevolezza. E tra le due cose c'è una differenza enorme.




Avere bisogno non significa voler cambiare

Molte persone avrebbero beneficio da un percorso di crescita personale, da uno spazio di ascolto, da un lavoro sulla gestione dello stress o da un percorso sulle proprie dinamiche relazionali. Ma la maggior parte pensa che siano gli altri ad averne bisogno. Il collega. Il partner. Il genitore. Il figlio. L'amico. Il capo. Sempre qualcun altro. Molto più raramente ci si ferma a chiedersi: 

"E io?" 

"Quale parte di questa situazione dipende da me?"

"Cosa posso fare per stare meglio?"

Per rivolgersi a un professionista come me serve già un primo passo fondamentale: riconoscere che esiste qualcosa su cui si può lavorare. E questo richiede coraggio.




Il mio lavoro non è obbligatorio

Se una persona si rompe una gamba, va dal medico. Se ha una forte infezione, va dal medico. Spesso non è una scelta: è una necessità evidente. Il mio lavoro funziona diversamente. Nessuno è obbligato a lavorare su se stesso, a fermarsi a riflettere, a osservare le proprie modalità relazionali, a riconoscere i propri automatismi o a interrogarsi sulle proprie responsabilità. Per questo motivo, chi arriva da me compie una scelta. Una scelta libera. E proprio perché è libera richiede un livello di consapevolezza che non è così scontato trovare.



Le false credenze fanno il resto

A questo si aggiunge un altro ostacolo. Molte persone non sanno realmente cosa faccio. Spesso confondono percorsi molto diversi tra loro, pensano che significhi parlare per anni dei propri problemi, credono che serva soltanto a chi sta molto male o temono di essere giudicate. Alcuni immaginano qualcosa di misterioso, altri qualcosa di inutile. Alcuni ne sono incuriositi, altri ne sono spaventati. In certi casi lo scetticismo è così forte da trasformarsi in una critica verso qualcosa che in realtà non si conosce. È curioso osservare quante opinioni esistano su percorsi che molte persone non hanno mai sperimentato direttamente.



Le persone con cui lavoro sono persone forti

C'è una convinzione che vorrei ribaltare. Spesso si pensa che chi intraprende un percorso personale sia una persona fragile. La mia esperienza mi racconta esattamente il contrario. Le persone con cui lavoro sono spesso persone sane, intelligenti, competenti e responsabili. Persone che hanno il coraggio di mettersi in discussione, che smettono di puntare il dito soltanto sugli altri e iniziano a chiedersi quale sia il proprio contributo nelle situazioni che vivono. Sono persone che desiderano comprendere meglio se stesse, migliorare la qualità delle proprie relazioni, affrontare una fase di cambiamento o semplicemente vivere con maggiore consapevolezza. Sono disponibili a guardarsi dentro. E questa, a mio avviso, è una forma di forza che merita rispetto.



Una questione di priorità

C'è poi un ultimo aspetto che trovo interessante. Molte persone affermano che il benessere, le relazioni, la serenità e la salute psicologica siano importanti. Ma quando arriva il momento di investire tempo, energie o denaro, le priorità spesso cambiano. Non sto dicendo che tutti debbano intraprendere un percorso. Sto dicendo che le nostre scelte raccontano ciò che per noi ha realmente valore. Le persone che decidono di lavorare su se stesse raramente lo fanno perché hanno denaro da spendere. Lo fanno perché attribuiscono valore a quel percorso. Se devono fare delle rinunce, spesso rinunciano ad altro. A qualche sfizio, a un'abitudine, a una spesa non indispensabile. Perché hanno compreso una cosa fondamentale:

Investire su se stessi non è un lusso. È una scelta.




Quindi il mio lavoro è facile?

No. Non lo è affatto. Perché non lavoro con persone obbligate a esserci. Lavoro con persone che scelgono di esserci. E perché prima ancora di iniziare un percorso deve accadere qualcosa di molto raro. Una persona deve fermarsi, guardarsi dentro e dire:

"Forse non posso cambiare gli altri. Però posso iniziare da me."

Ed è proprio da quel momento che il mio lavoro può davvero cominciare.


Valentina Della Santa


Prenota un appuntamento

Ricevo in studio presso il Centro faressere a Bioggio dal LUNEDÌ al VENERDì dalle 09.00 alle 18.30 e il SABATO dalle 09.00 alle 12.00


076 498 75 10

Share